– Hai un appartamento all’ultimo piano del condominio o al piano terra e ti sembra di essere il più economicamente penalizzato dall’installazione di valvole termostatiche e ripartitori di calore?

– Ti senti “preso di mira” e sfavorito dal nuovo metodo di ripartizione delle spese di riscaldamento?

Hai perfettamente ragione.

Capisco e comprendo benissimo il tuo punto di vista.

Sono stato in davvero tante assemblee condominiali e conosco molto bene la tua situazione che è la medesima di tantissimi altri inquilini che hanno un appartamento nella tua stessa posizione.

Da tecnico quale sono devo applicare obbligatoriamente la normativa vigente; e seguendo la normativa ti dico con molta sincerità: mantenendo la stessa identica temperatura all’interno di due appartamenti di medesima grandezza, ma uno all’ultimo piano o uno al piano intermedio; quello all’ultimo piano, da ora in avanti pagherà in media una bolletta di riscaldamento maggiore.

Tra poco ti spiego nel dettaglio come mai e quali possibili soluzioni ci potrebbero essere.

Però prima di parlare del perché e del come, permettimi di fare un passo indietro per assicurarmi che tu abbia ben chiaro il quadro generale.

Per quanto riguarda la contabilizzazione e ripartizione delle spese di riscaldamento condominiale, la normativa di riferimento è la UNI 10200 – 2015.

La UNI 10200 da dei criteri di ripartizione in modo tale che gli appartamenti riscaldati da un impianto centralizzato possano dividersi tra loro le proprie spese di riscaldamento come se avessero un impianto di tipo autonomo (cioè detto in parole molto semplici ognuno paga per quel che si consuma realmente).

Quindi questo nuovo metodo di divisione delle spese condominiali porta dei vantaggi a degli appartamenti che hanno poche dispersioni di energia (esempio quelli ai piani intermedi) e dei “svantaggi” agli appartamenti più energeticamente più sfavoriti (esempio quelli degli ultimi piani).

So benissimo che quando hai comprato l’appartamento o lo hai affittato non hai pensato che la posizione all’interno del condominio avesse così tanto influito sulle spese di riscaldamento, e probabilmente questo è uno dei motivi per cui potresti essere così tanto arrabbiato.

Perché ora mai nel condominio si è sempre stati abituati da sempre a dividersi le spese di riscaldamento in base alla superficie del proprio appartamento (millesimi di proprietà) e non in base al proprio consumo reale.

Però bisogna anche pensare che ora mai siamo nel 2017.

Sono quasi 30 anni che si è obbligati a costruire i nuovi condomini in modo che ognuno paga quello che consuma fin da subito.

Però c’è un problema: il parco condomini Italiano è molto datato, oltre il 70% degli edifici sono stati costruiti prima degli anni 80. È normale che prima o poi si sarebbero adeguanti anche gli edifici esistenti. Anche perché l’Italia come l’Europa tutta, si sta impegnando a favorire sempre più gli interventi di contenimento energetico. Ed il riscaldamento civile occupa un’importante posizione sull’incidenza dell’inquinamento ambientale.

La contabilizzazione e termoregolazione di edifici esistenti ha un ruolo cruciale e strategico molto importante per favorire il risparmio energetico e quindi contenere anche le emissioni inquinanti.

Questo perché i condomini esistenti costruiti prima degli anni 70 sono la maggioranza, e sono quelli che consumano (ed inquinano) più del doppio rispetto ai condomini costruiti successivamente.

Fino ad ora ognuno degli inquilini che abita in questi condomini, NON pagando in base a quello che consuma, diciamocelo con sincerità, poche son state le persone attente a sprecare meno energia possibile (a discapito anche di tutti gli altri inquilini).

Con l’applicazione della UNI 10200, invece si cambia tutto; ogni appartamento infatti deve essere:

  • Termostatizzato, in modo che ognuno possa regolare a proprio piacimento il prelievo di calore dall’impianto centralizzato;
  • Contabilizzato, in modo tale che ognuno possa pagare in base al proprio prelievo di calore reale.

Il modo che è stato deciso per rendere energeticamente più responsabili tutti gli inquilini è molto semplice e di grande efficacia: far in modo che ognuno paghi quello che consumi.

Se abiti in un appartamento energeticamente sfavorito, ti invito a guardare la tua situazione in un’altra prospettiva: prova a pensare se tutti gli appartamenti del condominio, avessero avuto da sempre la caldaia autonoma.

Gli appartamenti ad esempio degli ultimi piani avrebbero da sempre pagato di più rispetto a quelli che sono ai piani intermedi, per via delle maggiori dispersioni. Quindi in realtà se guardiamo la situazione al contrario – fino ad ora il calore disperso dagli appartamenti più sfavoriti, è stato da sempre pagato in parte anche dagli altri inquilini.

Penso che tu sia d’accordo con me quindi che la UNI 10200 sia una norma equa: infatti obbliga a ripartire le spese di riscaldamento in base ai consumi effettivi.

N.B. io mica ce l’ho con gli inquilini dell’ultimo piano, condivido l’idea che ogni appartamento sia alla stregua di un appartamento di tipo autonomo, e quindi paghi quello che realmente consumi. Che poi indipendentemente dalla mia opinione RIPETO: sono un professionista e mi limito semplicemente ad applicare la legge; e la legge da come metodo di ripartizione di riferimento la UNI 10200.

MA…

Mi sembra a volte anche fin troppo esagerato quello che certi appartamenti possano pagare. Infatti non sono al 100% d’accordo con la UNI 10200, perché in effetti se sulla carta la condivido a pieno, applicata alla realtà, in certe situazioni (es. condomini non isolati), può essere secondo me troppo penalizzante per gli appartamenti più sfavoriti.

– Quindi che soluzioni ci sono?

Beh innanzitutto bisogna seguire obbligatoriamente la normativa UNI 10200. Quindi installare i dispositivi di contabilizzazione e termoregolazione (nella maggioranza dei casi: valvole e ripartitori) e fare il progetto termotecnico con la relativa nuova tabella di millesimi di fabbisogno.

Una volta arrivati a questo punto se ci sono le condizioni descritte nel D.lgs. 141 (ovvero nel condominio c’è un appartamento che ha oltre il 50% di fabbisogno, rispetto ad un altro appartamento) c’è la possibilità di poter NON usare i nuovi millesimi energetici di fabbisogno.

Quindi si può dividere la quota involontaria secondo i vecchi millesimi di riscaldamento, anziché utilizzare i millesimi energetici (che bisogna comunque obbligatoriamente calcolare e fare tutti i calcoli energetici che servono come “prova” per dimostrare che sussistono le condizioni descritte dal D.lgs 141).

Questo favorisce gli appartamenti energeticamente più svantaggiati dividendo le SOLE spese involontarie a secondo della grandezza del proprio appartamento e non della sua dispersione.

Le spese invece della quota volontaria verranno comunque divise secondo il conteggio dei ripartitori di calore.

Quindi con l’attuazione del D.lgs 141 si aiutano in parte gli appartamenti più svantaggiati perché si utilizzano i vecchi millesimi di riscaldamento anziché i nuovi millesimi energetici.

N.B. In media gli appartamenti più svantaggiati pagheranno sempre di più di riscaldamento perché la quota volontaria è quella che più influisce nel costo della bolletta e viene ripartita in base al conteggio dei ripartitori di calore (che contano l’energia effettivamente consumata) quindi a parità di temperatura interna, gli appartamenti energeticamente più sfavoriti consumano più energia e gli verrà attribuito un maggior consumo energetico.

Se sei un amministratore o un inquilino e hai bisogno di aver un preventivo per la relazione, i calcoli e l’asseverazione per poter sfruttare il D.lgs 141; scrivimi un’e-mail di richiesta cliccando >>>QUI<<<

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Un saluto

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